30/12/2004
Se io potrò impedire (Emily Dickinson)
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.
26/12/2004
ZapoChannel
Direttamente dalla Molvania gli Zlad! presentano l'avveniristico sound di Elektronik-Supersonik, una fusione melodica che combina bollenti ritmi da discoteca con frasario da guerra fredda... che altro aggiungere, se non buona visione? :)
La suscettibile aberranza.
24/12/2004
Buon Natale, quindi! (I regali? Ah, sì! Ho inviti Gmail, ovvero e-mail da 1 Giga, per chi lascia commenti esprimendo esplicita richiesta, oltre a queste buone letture... fatevi sotto!)
23/12/2004

21/12/2004
Stamane svuoto scatoloni. E ritrovo questo mio vecchio, appassionato articolo per un giornalino universitario. Dovrebbe risalire al 2000, o giù di lì. Vista la recente penuria di post, cerco maldestramente di ovviare al problema "grattando il barile" (non più solo il suo fondo). Mi auguro vi aggradi... :) NICK DRAKE, UN'ANIMA SENZA IMPRONTE 1991, concerto dei Cure per "MTV Unplugged". Robert Smith e band rispolverano alcuni loro vecchi classici in chiave acustica, secondo solita formula del programma. Ad un tratto, tra lo stupore generale del pubblico, il gruppo esegue "Time has told me", una stupenda ballata, delicata e struggente, tratta da "Five leaves left", opera di un misconosciuto folk-singer inglese, tale Nick Drake. Alla fine della loro performance, rispondendo alle domande dei giornalisti, il carismatico front-man sottolinea: "Drake? Il migliore, in assoluto. E' una fra le mie maggiori influenze musicali". L'esecuzione non viene però trasmessa dalle celebre emittente musicale americana. Fa niente. Al gruppo importa aver tributato onore e merito al timido e introverso cantautore di Tanworth-In-Arden. Ma chi è "questo" Nick Drake? 1992. Kurt Cobain, leader dei Nirvana, la band forse più rappresentativa della scena musicale cosiddetta "grunge", è in fase di composizione dei brani che andranno a formare "In Utero", forse il loro disco più espressamente rappresentativo. Un giorno riceve dal suo amico Michael Stipe (R.E.M.) un vecchio album degli anni '70: si tratta di "Pink Moon". Autore: Nick Drake. Un nome che non gli dice praticamente nulla, fino a quando un giorno non prova ad ascoltarlo con una certa attenzione... è una voce sommessa, a tratti quasi rassegnata, accompagnata unicamente da una vecchia chitarra Guild e qualche nota sovraincisa di pianoforte nell'omonima prima traccia. Cobain ne rimane così favorevolmente colpito da sviluppare nel suo imminente album quel lato acustico e intimista del gruppo, già accennato in "Polly" e "Something in the way", nelle storiche "Dumb", "All apologies", "Pennyroyal tea", eseguite tra l'altro nel loro celebre "Unplugged in New York". Nelle sue ultime interviste lo stesso cantante di Aberdeen parlava di un successivo (e mai compiuto) album "totalmente etereo e acustico"... Sono nomi non certo irrilevanti quelli che, in tempi non sospetti, hanno tributato e tributano affetto e dedizione alla musica di Nick: dallo scomparso Ian Curtis dei Joy Division, Elton John, Tom Verlaine dei Television, Paul Weller, fino agli stessi succitati Cure. Perchè tutto questo interesse nei confronti di un cantuatore che in vita è riuscito a vendere in tutto solo qualche decina di migliaia di copie, praticamente nell'indifferenza generale del consumo musicale di massa?
Nick Drake è una pietra miliare del rock inglese, ed opera proprio nel momento di snodo alla fine degli anni '60 quando la scena musicale orfana dei Beatles cerca altre strade, che saranno poi il progressive, il glam-rock o il british blues. Figlio "anomalo" della controcultura giovanile di quel periodo, la sua parabola artistica si segue benissimo dalle poche tracce rimaste dietro di lui: le speranze in "Five Leaves Left", i tentativi in "Bryter Layter" e la disillusione in "Pink Moon". In tutto ciò rappresenta un unicum nella storia del rock e come tale ha reso i suoi dischi ormai fuori dal tempo e dalle mode. La sua voce senza rabbia, senza durezza, quasi timida, leggera e delicata, si sprigiona dalla melodia cercando di non dare fastidio, infondendo nell'ascoltatore una sincera commozione. Oggi Nick è diventato, a trent'anni di distanza, un punto di riferimento importantissimo per un certo tipo di musica. Già, la musica, forse l'unica dolcezza terrena in 26 anni di vita, l'unica compagna rimastagli dopo che l'amore e il successo gli avevano voltato le spalle. Nick non era proprio una persona triste, ma terribilmente malinconica; ci sono i suoi acquerelli acustici, privi di disperazione e colmi di nostalgia, a ricordarcelo. Tutti capolavori, ma fiaschi commerciali. Un tale personaggio è stato fondamentale per la fusione della musica cantautorale con il folk britannico, divenendo a volte un dolente cantore di sentimenti, e spesso un grande evocatore di sogni. La sua vita interiore era messa a nudo davanti al microfono, come la tecnica chitarristica, innovativa e speciale, fatta di ritmiche sghembe, arpeggi meravigliosi, e la vena poetica dolcemente surreale. E quaranta canzoni che hanno fatto la storia della musica.


