30/06/2003
Mi dispiace doverlo ammettere, ma non riesco più ad aggiornare il blog con una decente frequenza... tra stage ed esami questo vecchio cosmonauta dei sogni sta kubrickianamente andando alla deriva, coinvolto in migliaia di nuove esperienze sensoriali come, ad esempio guardare le stelle mangiando friselle al pomodoro, mozzarella e origano... se volete assaggiarne qualcuna, cominciate a prenotarvi, così allestisco in cucina una degustazione per voi bravi buongustai...
19/06/2003
I suoi amici non lo riconoscevano più. Pensare che fino a qualche mese prima lasciava il giorno agli altri perché la notte era solo sua. Era colui che leggeva il suo futuro nei fondi della birra. Ed ora era lì, ben vestito, pettinato, impacciato nei movimenti e quasi soffocato. Papà, mamma, zio Mimmo, zia Concetta, zio Filippo, il cugino della comara che era fratello della sorella di Carmela (come fa a non ricordarsene?!?), fidanzata, fratello della fidanzata, e tutta la filastrocca delle parentele. I suoi compagni di bevute e dei momenti più memorabili? Sicuramente ancora a dormire, ma sai, la sveglia non è ancora suonata, ieri sera mi son scannato con la tipa, avevo la testa così pesante che non riuscivo a sollevarla dal cuscino. Sì, sì, ma adesso basta. E’ ora di fare il duro. Di fendere il nugolo parentale con disinvoltura, e sedersi con decisione e spavalda sicurezza di fronte al plotone esaminatore. Il suo libretto reclama vendetta. Di tutti i soprusi subiti, di quei trenta meritati e ingiustamente solo sfiorati che solo un brillante "centodiecielode" potrà render giustizia. Chomsky me lo magno vivo. La Levi Montalcini mi fa un baffo. Non fa male, non fa male. E’ il delirio d’onnipotenza del tesista. Ma è tutto nella sua testa. Prima, sorrisi elargiti a destra e manca. E invece adesso supplichevole, implorante sguardo d’intesa col relatore. Zio Mimmo? Ascolta, annuisce, finge il più spudorato interesse, fino a quando non trova la posizione più comoda per appisolarsi. Il grande zio Mimmo. Da piccolo lo riempiva di automobiline telecomandate, caramelle e diecimilalire, ma solo dopo l’esposizione cantilenante della poesia di Natale. Fonte di reddito inesauribile, lo zio Mimmo. Non sembra però passato molto tempo. Suo nipote cantilena Eco e Marcuse alla stessa, identica maniera. E non sono più in gioco le diecimilalire. La posta in palio è molto più alta. Anche la sua ragazza la pensa così. Non osa ammetterlo, ma per lei è un investimento sul futuro. Era rimasta forse un po’ perplessa quando, una volta, spiegò con competenza e professionalità lo "Sturm and Drag". Peccato pensasse fossero comandi di Windows. Poco male. Quando c’è l’amore c’è tutto. Ciò che conta è ben altro. Traffichino e intrallazzatissimo, quanto bastava per farle scattare la molla. Eccola lì, trepidante e fremente per il suo amorino. Per i parenti di lui è già una di famiglia. Solo la laurea, a questo punto. Le grandi multinazionali, le grandi redazioni, i grandi centri di ricerca. Lo sfavillante mondo del lavoro che apre i suoi luccicanti portoni e stende un lunghissimo, magnifico tappeto di velluto rosso. Non sognava altro. Come mamma e papà, del resto. Stanchi di sovvenzionare a fondo perduto il loro figliolo, che imbroccava un esame sì e due no, finalmente vedono ripagati i loro innumerevoli sforzi economici. Lei, sorrisi enormi, tiratissimi. Lui, compunto, bofonchiante, ma sotto sotto soddisfatto. Il loro "zumpafuosso", a due passi dalla gloria dei posteri. Gli infiniti cazziatoni adesso sono solo un tenero, lontano ricordo. Bisogna celebrare adeguatamente l’evento. Ma papà è nascosto in un angolo, sbraita al cellulare. Sta ancora litigando col proprietario del ristorante. Sul preventivo aveva già avuto da ridire, ma la contrattazione è ben lontana da un punto d’accordo. Fa la voce grossa, ma alla fine accetta sommessamente. Che si sappia che la famiglia non bada a spese. In fondo all’aula, però, c’è una presenza che lo rincuora. E’ il suo compagno di casa. Con lo sguardo cerca di fargli coraggio. E’ il più disincantato di tutti. Sa perfettamente che, se prima era studente disoccupato, fra poco diverrà disoccupato e basta. E chissà per quanto tempo ancora. Grandi sogni e progetti, ma negli anni solo lavoretti saltuari, temporanei. Distributori vagabondi di volantini. Dipendenti olezzanti di fast-food. E la lista degli impieghi occasionali si allungava. Ora tocca a lui farsi valere. La commissione, un po’ annoiata, lo lascia parlare. A un certo punto pare incattivirsi. Le domande si fanno sempre più bastarde. Non fa male, non fa male. Può bastare, sussurra la commissione. Scatta immediatamente tra i parenti il borbottio del toto-voto. E’ fatta. In piedi. In nome del popolo italiano, la proclamo dottore con centodieci. Soddisfatto? Apparentemente sì. Nell’angolo più nascosto del suo cuore, un pensiero lo tormenta. C’è qualcosa che non gli torna. All’uscita viene accolto dalla folla in tripudio. Ma dentro lui soffre. Il destino è stato ancora una volta beffardo. Il suo animo ha sete di vendetta: "Centodieci? E la LODEEE?".
10/06/2003
L'altra notte ho fatto un sogno stupendo... ero il tipo coi capelli viola qua sotto... :)
Tanta rabbia. Per fortuna riesco ancora a provarla...
03/06/2003



